“La gente parla, parla di tutto, parla anche delle marche e dei prodotti. Se coloro che fanno i prodotti vogliono prendere parte alla conversazione sono i benvenuti, altrimenti sappiano che la conversazione avverrà ugualmente (Cluetrain Manifesto). In altre parole, come già aveva fatto Giampaolo Fabris in Societing, si parte dal prendere atto che «i mercati oggi sono conversazioni». Conseguentemente per le imprese la prima condizione per poter non solo sopravvivere, ma trarre vantaggio da questa realtà è l’aprirsi all’ascolto e al dialogo, non già usando la rete come mero strumento di comunicazione (nella illusoria convinzione di poter adattare i vecchi messaggi al nuovo sistema di media), bensì ribaltando il paradigma della verticalità e del controllo”.
Così, con un omaggio ai “quattro moschettieri” del Cluetrain Manifesto (R. Levine, C. Locke, D. Searls, D. Weinberger, The Cluetrain Manifesto. The End of Business as Usual, 1999, trad. it. disponibile sul sito www.ilmestierediscrivere.com) inizia il mio libro L’intelligenza collaborativa, che in questi ultimi due anni ho avuto la soddisfazione di vedere utilizzato sempre più spesso nelle aziende orientate alla propria trasformazione in Social Organization, avendo assunto un ruolo di riferimento nel dibatto anche internazionale su questi temi (grazie alla traduzione voluta da Cambridge Scholars).
L’omaggio non è casuale: con il visionario Cluetrain Manifesto ha inizio quella riflessione sui rapporti fra Internet e società che ha dato vita ad una ricchissima letteratura spesso basata su una netta divisione dei diversi contributori tra neoluddisti e tecnoentusiasti e di cui spesso ci siamo occupati in questo blog.






