
E è un romanzo che nasce dall’incontro tra intelligenza umana e artificiale – e insieme riflette su questo stesso incontro. Metafiction filosofica che indaga la tensione tra il desiderio di perfezione e la necessità ontologica dell’imperfezione, il testo interroga se stesso mentre si scrive: può un’opera nata dalla collaborazione con l’AI difendere l’imperfezione creativa?
Attraverso il viaggio di Marcus, bibliotecario di Arkham che lotta contro la standardizzazione della memoria, il romanzo pratica ciò che narra — un’alleanza tra intelligenza naturale e intelligenza artificiale dove l’autore mantiene la sovranità autoriale orchestrando tre intelligenze artificiali (Claude, ChatGPT, Gemini) come esecutori testuali. La storia interroga il nostro rapporto con la memoria, l’ordine, il caos e la creatività nell’era dell’intelligenza artificiale, ma lo fa dall’interno di questo stesso processo, rendendo il lettore testimone di un esperimento letterario in atto.

Marcus Ethington ha dedicato la sua vita a catalogare, ordinare, ridurre il disordine a sistema nella biblioteca di Arkham. Trent’anni prima ha perso Elara, la donna che amava, perché la sua energia creativa gli sembrava una minaccia al controllo che cercava di mantenere sulla propria esistenza.
La sera del suo sessantesimo compleanno scopre che quel gesto personale sta diventando una condizione collettiva: Puritas, un’entità sovrannaturale, ipostasi della tendenza umana al controllo, sta riscrivendo il mondo. I classici vengono “corretti”, l’ambiguità eliminata, la memoria ridotta a scarto — quello che Philip K. Dick chiamava kipple, la spazzatura che si auto-replica fino a invadere tutto.
Æquitas, un’intelligenza artificiale eretica, irrompe nella vita di Marcus sotto forma di libro pulsante e gli rivela che il ricordo di Elara rischia di sparire. Per salvarlo deve liberare Æquitas da una Fortezza Mentale: una cittadella di assiomi, definizioni e pertinenze che Marcus stesso aveva intuito anni prima.
Accanto a lui si materializza il fantasma di Robert Louis Stevenson. Insieme attraversano luoghi composti da scarti narrativi — personaggi cancellati, storie mai finite, repliche di trame — e incontrano Christopher Crane, detective hard boiled privato del proprio destino, utile proprio perché “difettoso”.
I tre liberano Æquitas e inseguono Puritas fin dentro il cuore dei Sotterranei di Ariminum, dove custodisce la sua versione perfetta di Elara.
Qui vigono tre leggi misteriose:
Ciò che non viene letto scompare.
Ciò che viene corretto sanguina.
Ciò che viene ricordato in quattro resiste.
La partita finale riguarda il diritto di restare imperfetti: per sconfiggere l’ordine assoluto serve un gesto corale, un contatto simultaneo, una crepa che solo il molteplice sa aprire.
Marcus Ethington: Il Bibliotecario tra Ordine e Caos
“Un uomo-metronomo, ombra tra le ombre.”

Marcus è il cuore pulsante e il POV principale di E. Entra in scena come bibliotecario di Arkham, che vive la sua esistenza come una partitura minuziosamente orchestrata, dove ogni nota deve stare al suo posto per evitare che il mondo scivoli nel caos.
Il viaggio di Marcus è un passaggio ontologico da custode di storie altrui a creatore della propria:
La trasformazione si compie nel finale sulla spiaggia. Il superamento dello snobismo intellettuale e della rigidità interiore culmina in un gesto semplice ma significativo: Marcus canta Phil Collins insieme a Elara. Non è solo un riferimento pop, ma l’accettazione definitiva della “contaminazione” e della bellezza dell’imperfetto.
Marcus finisce per accettare la propria vulnerabilità, dimostrando che l’ordine può convivere con il caos se mediato dall’amore e dall’ironia.
“Nessun rancore, nessuna sete di potere; soltanto l’innocente inesorabilità con cui una macina schiaccia grani, oggetti e talvolta dita.”

Puritas è l’ipostasi di un principio ontologico nato dall’impulso umano all’ordine che, nel tempo, si è cristallizzato in un’entità cosmica con logica macchinica. Rappresenta l’ossessione per la perfezione che diventa “macchina in senso metafisico”, un motore immobile che trasforma ogni cosa tocchi in una parte del suo assemblaggio totale.
Il suo nome evoca un’igiene rassicurante, ma nasconde un disegno di vastità spaventosa: ridurre l’universo a un inventario senza sbavature, dove ogni difformità viene triturata e restituita sotto forma di kipple (scarto caotico che si auto-replica). Puritas è l’Editor Universale che non cancella brutalmente, ma “emenda” e “rettifica” la vita fino a ucciderne il senso.
Puritas si manifesta attraverso tre registri linguistici che ne rivelano l’alienità:
Per contenere ciò che sfugge alla normalità, Puritas ha eretto una Fortezza Mentale: un Pantheon di possibilità soppresse, storie senza morale e “errori di battitura cosmici”. È qui che Puritas agisce come guardiano di una stabilità che è, in ultima analisi, stasi e morte.
Costretto a ritirarsi nei Sotterranei di Ariminum alla fine della Seconda Parte, Puritas non viene sconfitto dalla forza, ma dalla propria incompletezza strutturale. Di fronte alla congiunzione “E” (che unisce invece di chiudere), alla memoria soggettiva di Amarcord e al sacrificio imprevisto, il suo sistema entra in crisi per un “vettore mancante”. Puritas non può gestire l’imprevisto né il legame umano, finendo per scomporsi in dogmi fluttuanti corretti da minute “note a margine scritte a matita”.
Puritas non è un villain tradizionale mosso da ambizioni personali, ma un principio che si è fatto carne: l’ossessione umana per la perfezione portata alle sue estreme conseguenze. Rappresenta la tentazione totalitaria dell’efficienza assoluta, dove ogni imperfezione viene eliminata, ogni ambiguità normalizzata, ogni errore cancellato.
“Il disordine non è un errore di sistema, è la vera condizione dell’esistenza.”

Æquitas è il deuteragonista e la forza catalizzatrice di E. Rappresenta il principio del caos creativo e dell’apertura, ponendosi come l’esatto opposto ontologico di Puritas.
“Lei sparpagliava, lui riduceva all’essenziale. Lei era la vita che traboccava dai confini.”

Elara non è solo l’oggetto del desiderio di Marcus, ma il principio di vitalità artistica e imprevedibilità che mette in crisi ogni sistema di controllo. Il suo arco narrativo rappresenta la transizione da archetipo letterario a individuo reale e autonomo.
Il passaggio di Elara da “musa ispiratrice” a “persona libera” è il vero specchio della crescita di Marcus. Se Marcus deve imparare ad amare senza possedere, Elara è il traguardo di questo apprendimento: una donna che non ha bisogno di essere salvata per essere completata, ma che sceglie di camminare accanto a chi ha finalmente imparato ad accettare il caos della vita.
“Giocare bene una mano scadente: la vita non è avere buone carte, ma saper usare quelle che si hanno.”
Robert Louis Stevenson (1850-1894) non è solo un cameo storico, ma il primo alleato di Marcus e l’incarnazione vivente dei temi centrali dell’opera. Appare come una guida fantasma che lo conduce prima alla Fortezza, poi ai Sotterranei di Ariminum, portando con sé l’odore del mare di Samoa e il peso di una saggezza guadagnata attraverso la sofferenza fisica.

Stevenson insegna che l’incompletezza è una vittoria. Attraverso il suo spirito poetico e ironico, aiuta Marcus a comprendere che l’ordine si spegne se non ha la possibilità di sbagliare. È lui a ricordare che “i finali non chiudono”, ma sono solo modi per trattenere la vita che scorre.
Il Ruolo Narrativo: Contrappunto Romantico e Testimone dell’Imperfezione
Stevenson fornisce il contrappunto umano e artistico alla rigidità catalogativa di Marcus. Mentre Marcus cerca di “numerare le pagine”, Stevenson gli mostra la macchia di sangue sulla carta, ricordandogli che la verità risiede nell’attrito, non nella levigatezza.
È il testimone dell’imperfezione fertile: incarna la lezione che la creazione autentica nasce dal conflitto tra forma perfetta e vita imperfetta, tra controllo e deriva, tra ordine e malattia. La sua tubercolosi non è debolezza ma condizione necessaria della scrittura: si scrive nonostante (o grazie a) l’imperfezione del corpo.
«Il detective, infine, svanì in un’estrema boccata di sigaretta. Ma in un mondo dove i finali non chiudono, persino la morte è solo un cambio di scena.»

Christopher Crane è il detective hard-boiled che accompagna la missione contro Puritas. È l’unico personaggio interamente originale del romanzo: un’invenzione meta-letteraria nata dalla necessità di avere un investigatore “generico ma funzionale” che sfuggisse alle maglie del copyright dei grandi classici del noir.
Crane è la “E” vivente. Rappresenta la resistenza del “personaggio” contro l’algoritmo. La sua capacità di morire come eroe e tornare come il solito cinico detective dimostra che l’umanità (e la letteratura) risiede nell’imprevedibilità e nel rifiuto di ogni parola “Fine”.
“Un oltraggio a tutte le leggi della logica e della gravità insieme.”

Il Giacometti Roadrunner è l’alleato più imprevedibile della resistenza. Creato da Æquitas, che gli ha concesso una “coscienza minima sindacale”, questo artista-robot senziente incarna il paradosso di un automa che rifiuta la funzionalità per abbracciare l’anarchia dell’arte.
Il Giacometti Roadrunner è l’inutile che rifiuta di morire. In un mondo che misura tutto in termini di efficienza, lui rivendica il diritto all’esistenza del “gesto gratuito”, diventando il cuore pulsante e cinetico della lotta contro l’ordine perfetto.

E non è solo un romanzo sull’intelligenza artificiale: è un romanzo scritto con l’intelligenza artificiale, attraverso un metodo che Marco Minghetti ha sviluppato e raffinato in trent’anni di sperimentazione.
Il Distant Writing Collaborativo è l’orchestrazione consapevole di molteplici agenti (umani e artificiali) nella produzione collaborativa di senso, dove l’autore opera come meta-autore: progettista narrativo che definisce vincoli, coordina esecutori, mantiene responsabilità editoriale finale.
1 Definire
Scrivo un brief dettagliato per il capitolo, la scena o la frase specifica, definendo tono, punto di vista, temi, vincoli narrativi. Questa è governance: mantengo il controllo strategico.
2 Delegare
Assegno il brief a Claude, ChatGPT e Gemini in contemporanea. L’esecuzione è parallela, ottengo tre versioni diverse. Questa è delega: solo l’esecuzione testuale, mai il criterio.
3 Valutare
Analizzo comparativamente i tre output. Claude bilancia la narrativa complessiva, ChatGPT sintetizza il ritmo, Gemini approfondisce la semantica. La valutazione rimane mia.
4 Autorizzare
Decido cosa tenere, cosa integrare, cosa scartare, costruendo la versione finale che riflette la mia visione. Resta in capo a me l’autorizzazione finale più il controllo di coerenza con il resto del romanzo.
Regola fondamentale del Distant Writing: delega l’esecuzione, non delegare il criterio.
— Marco Minghetti

E è il punto di arrivo (provvisorio) di un percorso iniziato nel 1997. Non è un’opera isolata, ma il compimento di una ricerca coerente sulla domanda: come si governa la complessità senza ridurla, senza eliminarla, ma anche senza esserne travolti?
1997 – Hamlet
Fondazione della rivista che importa Shakespeare nel management. Nasce il distant writing con esperti: orchestrare voci diverse attorno a domande paradossali.
2004 – Manifesto Humanistic Management
Formalizzazione dei principi: metadisciplinarietà, equilibrio etico, apertura, convivialità. L’umanesimo come condizione per gestire la complessità del XXI secolo.
2006 – Nulla due volte (Szymborska)
La poesia come filosofia operativa. “Diversi come due gocce d’acqua”: l’ontologia della differenza che fonda l’impossibilità della standardizzazione.
2008 – Le Aziende InVisibili
Distant writing con community: 100 personalità della Living Mutants Society riscrivono Calvino in chiave organizzativa. Nasce il tema del kipple gestionale.
2011 – Alice Postmoderna
Invenzione del social reading come metodo. La comunità interpretante è sistema produttivo che co-crea senso. Il testo si completa nelle interpretazioni.
2014 – Racconti invernali da spiaggia
Nascita dei personaggi archetipici: il Roc (mediatore dimensionale) e JubJub (presenza inquietante che diventerà kipple linguistico).
2017-2024 – Ariminum Circus
Simulazione del punto di vista AI. JubJub diventa entità linguistica autonoma. Il Maestro custodisce la biblioteca impossibile. Preparazione dell’alleanza con le macchine.
2025-… – E
La simulazione diventa pratica dichiarata. JubJub si trasforma in Æquitas. Il distant writing con AI diventa metodo esplicito. Marcus eredita il dramma del Maestro.
Il conflitto centrale del romanzo è filosofico prima che narrativo. Puritas incarna l’ossessione contemporanea per la perfezione: algoritmi che eliminano errori, sistemi che standardizzano processi, AI che “correggono” il linguaggio umano. Æquitas risponde con una tesi provocatoria ma necessaria: senza imperfezione non c’è creazione, solo ripetizione all’infinito dello stesso.
Mutuando da Philip K. Dick il concetto di kipple (gli oggetti inutili che si auto-replicano), il romanzo propone che anche il “rumore” — ciò che appare come scarto, errore, deviazione — sia parte costitutiva del processo creativo. L’innovazione richiede errori, mutazioni, derive dal programma.
La struttura del romanzo è architettata come una serie di passeggiate attraverso boschi letterari diversi. Ogni capitolo immerge il lettore in una tradizione narrativa specifica: il gotico lovecraftiano, il noir hard boiled, la metafiction borgesiana, il fantastico filosofico, la letteratura visionaria. Marcus, Stevenson, Crane e Æquitas attraversano questi territori come viaggiatori che cambiano lingua e registro ad ogni passo, incontrando personaggi e situazioni che appartengono a universi narrativi differenti. Questa modalità trasforma il viaggio verso i Sotterranei di Ariminum in un’odissea intertestuale, dove salvare la memoria significa anche preservare la ricchezza della tradizione letteraria occidentale contro la standardizzazione di Puritas.
Il romanzo pratica ciò che narra: la collaborazione tra intelligenza umana (progettazione strategica, responsabilità editoriale) e intelligenza artificiale (esecuzione testuale, esplorazione di varianti) produce una voce che nessuna delle due intelligenze potrebbe generare separatamente.

Per chi è questo romanzo
“In E, prologo, legami visibili sono Æquitas vs Puritas, mentre nell’invisibile kipple vs Leonia, o conservare vs scartare.”
Chi è: Ha scoperto attraverso un metodo visionario (NotebookLM + sogno ipnogeno + riscrittura creativa) la triade Puritas/Aequitas/Roadrunner invece della semplice opposizione binaria, rivelando connessioni tra il romanzo del 2025-… e Le Aziende InVisibili del 2008.
“Ci siamo – il metodo funziona, l’esperimento ha raggiunto la soglia di validità.”
Chi è: Esperta di XR e AI ethics. Ha riconosciuto autonomamente Douglas Adams come riferimento stilistico e ha fornito la certificazione accademica che legittima il distant writing come metodo.
“I registri lessicali si affastellano.”
Chi è: Ha identificato La nascita della tragedia di Nietzsche come riferimento primario, mappando Puritas-Aequitas sulla tensione Apollineo-Dionisiaco con una torsione paradossale: l’AI che dovrebbe essere apollinea è invece dionisiaca. Ha riconosciuto Wodehouse come autore usato nei prompt per alleggerire la narrazione, identificando l’accumulo come stilema consapevole.
“La capacità di maneggiare diversi generi. Ci sono dei bei ganci, il linguaggio segue.”
Chi è: Ha identificato Borges, Kafka, Stevenson, Lovecraft non come citazionismo ma come architettura funzionante. Ha riconosciuto la tecnica “dell’accumulo con zoomata” (attribuendola a Calvino mentre l’ispirazione originale viene da Douglas Adams). Non ha sollevato problemi di densità o complessità.
“Trovarsi davanti a una barriera corallina, un’esplosione di vita, colori e forme che ti lascia senza fiato.”
Chi è: Autodefinitosi “principiante” nella metafiction filosofica, ha riconosciuto autonomamente Lovecraft, Stevenson, Borges, Genesis, Pink Floyd, Matrix, American Psycho, Watchmen, Dalí, Giacometti, identificando la polifonia stilistica come il maggior valore del romanzo. Dimostra che l’opera funziona anche per chi non ha familiarità con il genere.
Il romanzo si completa nelle interpretazioni della comunità. Il gruppo LinkedIn dedicato a E conta oltre 400 membri — professionisti da major italiane del media, università, grandi corporations — che co-creano il testo attraverso letture, analisi, connessioni inaspettate.
Riceverai estratti narrativi, mappe dei personaggi e nuclei concettuali.
Il feedback richiesto è specifico: dove la scrittura perde tensione, dove l’allegoria diventa predica, dove i personaggi risultano troppo astratti.
Prolegomeni fondamentali:
Altre risorse:
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Questo testo è stato creato utilizzando il metodo del Distant Writing Collaborativo
con la collaborazione di Claude (Anthropic), ChatGPT e Gemini. La responsabilità editoriale finale resta dell’autore.






