l Prolegomeno 185 affronta la domanda che precede ogni decisione tecnica sull'impresa agentica: chi agisce davvero quando un sistema artificiale decide al posto dell'organizzazione? La tesi centrale è che la delega senza dichiarazione dei criteri è abdicazione — non efficienza. Quando un'organizzazione affida decisioni operative a sistemi agentici senza aver formulato i criteri che quei sistemi devono incarnare, quei criteri vengono ereditati dal vendor, dal dataset, dai default tecnici: la governance si sposta fuori dall'organizzazione senza che nessuno l'abbia autorizzato.
Il testo sviluppa questa tesi su sei piani. Il linguaggio: dare un nome al fenomeno è già atto di governo, e il termine "impresa agentica" rischia di mostrare l'agente nascondendo l'organizzazione che ne risponde. La delega: la letteratura sull'algorithmic management — Stark e Vanden Broeck, Zhang e colleghi, Jarrahi e colleghi — mostra che l'abdicazione non produce un vuoto di responsabilità, ma una responsabilità deviata verso chi ha meno potere di contestarla. Il design: le soglie, i default, i workflow e le assenze di spiegazione non vengono dopo la governance, sono il luogo in cui la governance prende forma concreta o svanisce. La cultura: gli agenti amplificano la cultura che trovano, e un'organizzazione che installa sistemi ambigui in una cultura ambigua non diagnostica un rischio, lo incorpora nel sistema. L'orchestrazione multi-agente: in un ecosistema di agenti, le ottimizzazioni locali si condizionano a vicenda e producono esiti che nessun agente singolo avrebbe generato, rendendo necessaria una governance distribuita su tre livelli — principi, politiche, pratiche. La fiducia: non è una variabile soft, ma un'infrastruttura che richiede calibrazione continua tra autonomia concessa al sistema e verifica esercitata dalle persone.
La conclusione riprende la domanda iniziale: quale parte di noi stiamo consegnando al sistema? La risposta non può venire dal vendor né dal framework. Deve venire dall'organizzazione che accetta di esporsi.