Ringraziamento

Ringraziamento

Devo molto
a quelli che non amo.

Il sollievo con cui accetto
che siano più vicini a un altro.

La gioia di non essere io
il lupo dei loro agnelli.

Mi sento in pace con loro
e in libertà con loro,
e questo l’amore non può darlo,
né riesce a toglierlo.

Non li aspetto
dalla porta alla finestra.
Paziente
quasi come una meridiana,
capisco
ciò che l’amore non capisce,
perdono
ciò che l’amore mai perdonerebbe.

Da un incontro a una lettera
passa non un’eternità,
ma solo qualche giorno o settimana.

I viaggi con loro vanno sempre bene,
i concerti sono ascoltati fino in fondo,
le cattedrali visitate,
i paesaggi nitidi.

E quando ci separano
sette monti e fiumi,
sono monti e fiumi
che trovi su ogni atlante.

È merito loro
se vivo in tre dimensioni,
in uno spazio non lirico e non retorico,
con un orizzonte vero, perché mobile.

Loro stessi non sanno
quanto portano nelle mani vuote.

«Non devo loro nulla» –
direbbe l’amore
sulla questione aperta.

Sintesi del Capitolo: Esorcizzare Hobbes

L’ironia di poesie come Ringraziamento può servire egregiamente al fine di preparare un terreno propizio all’edificazione di una diversa maniera, magicamente realistica, di intendere l’uomo, l’impresa e la società.

“Esorcizzare Hobbes” è un concetto chiave sviluppato nel capitolo dedicato alla poesia Ringraziamento di Wislawa Szymborska, nche propone una visione alternativa alla logica hobbesiana del “bellum omnium contra omnes” (la guerra di tutti contro tutti), che ha storicamente ispirato modelli organizzativi fondati sul controllo, la competizione e la spersonalizzazione.

Il titolo richiama direttamente la necessità di superare la visione del mondo come un Leviatano, ovvero un sistema sociale e aziendale dominato da logiche di potere impersonali e meccaniche. Come scrivono gli autori: «Per uscire da un universo kafkiano vuoto in quanto abitato non da persone ma da ruoli, meccanismi, numeri o lettere […] occorre intraprendere un cammino che parta dalla capacità, per così dire, di “esorcizzare Hobbes”» (p. 75).

Questa “esorcizzazione” passa attraverso l’ironia poetica, che diventa uno strumento per costruire un nuovo modo di intendere l’uomo, l’impresa e la società.

Il realismo magico è il paradigma alternativo allo scientismo manageriale. Ispirandosi alla pittura di Carlo Carrà e alla letteratura di Bontempelli, il realismo magico è una forma di rappresentazione che, pur ancorata alla realtà, è capace di aprirsi a significati ulteriori, simbolici e umanistici: «Una diversa maniera, magicamente realistica, di intendere l’uomo, l’impresa e la società» (p. 75).

La poesia Ringraziamento è interpretata come un esempio di ironia compassionevole, capace di riconoscere il valore delle relazioni umane anche con coloro che “non amiamo”. In questo senso, l’ironia diventa un antidoto alla logica del potere e del controllo: «L’ironia di poesie come Ringraziamento può servire egregiamente al fine di preparare un terreno propizio all’edificazione di una diversa maniera […] di intendere l’uomo, l’impresa e la società» (p. 75).

Nel quadro del Pop Management, “esorcizzare Hobbes” significa rifiutare la visione dell’impresa come macchina e abbracciare un modello conviviale, dialogico, fondato sulla pluralità dei punti di vista e sulla valorizzazione delle differenze. Il dialogo, come scrive Massimiliano Finazzer-Flory, non è pacificazione, ma confronto tra differenze: «Dialogare significa invitare e ospitare discorsi per sottolineare le loro differenze, senza, tuttavia, cancellare le comunanze» (p. 75).

Il capitolo si chiude con un invito a superare le maschere aziendali (Fracchia, Fantozzi, Camera Caffè) e a riconoscere come lo scientific management, nel suo tentativo di razionalizzare tutto, finisce per tirare fuori il peggio dalle persone. L’ironia poetica, invece, può aiutare a costruire un’impresa più umana, creativa e significativa.

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