Industria alimentare – organizzazione
Gli Angeli del Sonno concessero a uno yemenita di sognare la bevanda sacra avente il potere di tenerlo sveglio per farlo pregare più a lungo. Quella stessa notte un brasiliano, dopo avere sorbito il medesimo infuso, dormendo ballò un samba meraviglioso. Un abissino magrissimo e una tedesca obesa si dichiararono amore eterno davanti alla macchinetta che erogava quella bibita nella hall di un onirico motel.
Il giorno dopo, i quattro scoprirono, chattando casualmente su Internet, di avere sognato lo stesso sogno. Decisero di produrre insieme il liquido scuro che dava l’estasi. Lo chiamarono Baghdad Caffè.
I media di tutto il mondo annunciarono l’avvento di una organizzazione rivoluzionaria, con processi di produzione mai primi tentati, criteri di gestione audaci, logistiche fino ad allora ritenute impossibili. Appartenere al Baghdad Caffè divenne il mito di ogni manager.
Ma i Demoni della Veglia imposero ben presto le loro procedure inappellabili, il culto dell’efficienza, il dogma degli standard. La visione si dissolse, il Baghdad Caffè divenne simile a tanti altri. Gli uffici e gli stabilimenti assunsero le sembianze di un dedalo incomprensibile che si percorre meccanicamente ogni giorno.
I neoassunti si aggirano ancora oggi tra stanze deprimenti e piantagioni rigogliose ormai visibili solo nei vecchi poster che ricoprono le pareti polverose dei corridoi (da anni le coltivazioni sugli altopiani del Sudamerica sono state vendute a una finanziaria), domandandosi come da quell’inferno fosse potuta sorgere la leggenda del Baghdad Caffè.
Tratto da Le Aziende InVisibili, p. 117.






