Il corso di Humanistic Management – Facoltà di Scienze della Comunicazione, Università di Pavia
Il Corso, attivato nel 2005, si propone di avviare lo studente ad una modalità di interpretare l’azienda alternativa al tradizionale Scientific Management, fondata sulla centralità dei saperi umanistici nella costruzione di nuovi modelli organizzativi ispirati alle logiche del Management 2.0.
A livello internazionale le nuove frontiere del Management 2.0 e del lavoro collaborativo sono divenute sempre più oggetto non solo di riflessione intellettuale, ma di concreta azione manageriale. Il passaggio dalla teoria alla pratica è forse stato segnato dall’articolo postato da Gary Hamel sul suo blog nel novembre del 2011, dove afferma: “Il modello gestionale che predomina nella maggior parte delle organizzazioni risale ai primi anni del secolo ventesimo. A quel tempo, gli innovatori del management erano focalizzati sulla sfida di ottenere larghe efficienze di scala. La soluzione che adottarono fu l’organizzazione burocratica, con una forte enfasi su standardizzazione, specializzazione, gerarchia, conformismo e controllo. Questi principi costituiscono i fondamenti filosofici del Management 1.0 (ovvero dello Scientific Management formalizzato da Taylor nel 1911[1], ndr) e sono profondamente radicati nei processi cognitivi e operativi del management attuale. Praticamente in qualsiasi tipo di organizzazione troviamo che il potere scende dall’alto in basso, che le strategie sono definite da un vertice ristretto, che gli obiettivi sono assegnati e non scelti, che è imposto un controllo ferreo e che sono i senior executives ad allocare le risorse. Prima del Web, era difficile immaginare alternative a questa ortodossia manageriale. Ma Internet ha determinato l’esplosione di nuove forme di vita organizzativa – in cui il coordinamento si ottiene senza centralizzazione, il potere è il prodotto dalla capacità di contribuzione invece che dal ruolo occupato, dove la conoscenza condivisa da molti trionfa sull’autoritarismo di pochi, nuovi punti di vista sono valorizzati invece che soffocati, le comunità si formano spontaneamente intorno a specifici interessi, le opportunità di innovazione travalicano la ferrea distinzione fra vocazioni professionali e hobby personali, i titoli formali contano meno della capacità di fornire valore aggiunto, le performance sono valutate dai tuoi pari grado e l’influenza viene dalla abilità a diffondere informazioni invece che dal tenerle nascoste”[2].
Sembra una parafrasi quasi letterale delle tesi contenute nel Manifesto dello Humanistic Management[3] che ho scritto insieme ad un manipolo di visionari nel 2004, ma di cui solo adesso si comincia a comprendere la portata, soprattutto perché la sempre maggiore disponibilità di social software in molti casi gratuito e la massiccia introduzione sul mercato di piattaforme collaborative da parte di tutti i grandi player dell’ICT[4]rendono quella visione oggi realizzabile.
[1] Taylor, Frederick Winslow, The Principles of Scientific Management, New York, NY, USA and London, UK: Harper & Brothers, 1911. Traduzione italiana: Taylor, Frederick W., L’ organizzazione scientifica del lavoro, ETAS, 2004
[2] Marco Minghetti, Humanistic management 2.0: la visione di Gary Hamel, 26 NOVEMBRE 2011: http://marcominghetti.nova100.ilsole24ore.com/2011/11/humanistic-management-20-la-visione-di-gary-hamel.html
[3] Le nuove frontiere della cultura d’impresa. Manifesto dello Humanistic Management. A cura di Marco Minghetti e Fabiana Cutrano. Etas, 2004. Per approfondimenti: https://www.marcominghetti.com/opere/il-manifesto-dello-humanistic-management/
[4] Cfr. Magic Quadrant for Social CRM, settembre 2012: http://www.jivesoftware.com/resources/analyst-coverage/register-gartner-mq-2012-crm






