Dalle Aziende InVisibili a La Mente InVisibile, passando per ideaTRE60
Dopo l’esperienza di Nulla due volte, era giunto il momento di fare un deciso salto qualitativo, passando dalla forma saggistica ad un approccio propriamente narrativo. Nasce così il romanzo collettivo Le Aziende InVisibili, scritto insieme a novantanove personalità del mondo artistico ed economico italiano ed illustrato da Luigi Serafini. Una rilettura creativa, ambientata nel mondo aziendale, delle Città Invisibili di Italo Calvino. Un esercizio di letteratura potenziale per mettere in pratica in maniera innovativa i concetti di metadisciplinarietà, narratività e sensemaking teorizzati nei volumi precedenti dello Humanistic Management. Successivamente realizzo una versione virtuale dell’opera in Second Life, ne traggo un blog collettivo e un Gruppo su Facebook.
Nel 2009 entro in Fondazione Italiana Accenture, dove assumo la responsabilità della progettazione e della gestione di ideaTRE60, il primo social media dedicato all’innovazione di utilità sociale.“Intelligenza collettiva per un mondo vitale”,
recita il pay off. Occasione concreta di rivitalizzare il patrimonio culturale di radice umanistica attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie. Il social media ha un grande successo grazie all’originale sistema di Concorsi per idee e alla comunicazione multicanale che diffonde i contenuti sviluppati nel blog, nei Forum e nella Web Television di ideaTRE60 attraverso pagine dedicate su 8 social network.
Dopo l’avventura con ideaTRE60 mi dedico a concludere la stesura del sequel de Le Aziende InVisibili.Gli scrittori Luciano Comida, Patrizia Debicke, Antonio Fazio, Gianluca Garrapa, Mario Pireddu, Matteo Domenico Recine, Andrea Sgarro, Piero Trupia, Antonio Tursi hanno scelto un libro biblico e, partendo dal punto di vista di un personaggio de Le Aziende InVisibili, si sono ispirati ad esso per creare un racconto a più livelli narrativi. Il romanzo collettivo vede la luce nel giugno 2011 con il titolo La Mente InVisibile. A sottolineare con forza che lo Humanistic Management è ormai maturo per proporsi come “Humanistic Mindset”, in grado, cioè, di offrire strumenti di lettura del reale non solo legati al mondo delle aziende.
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