I paradossi di Alice e quello di Wile Coyote – Alice annotata 21a

ImagesWile Coyote vive insieme all’inefferrabile Bip Bip (Roadrunner) in un paesaggio metafisico. Non sembra neppure uno spazio fisico, sembra più uno spazio mentale, onirico: spesso ho pensato che il Bip Bip sia solo una allucinazione del Coyote, che lo insegue come Alice il Bianconiglio e Amleto il fantasma del padre, dubitando forse come il Principe danese della sua effettiva realtà e cercando disperatamente la “mouse trap” (la Bip Bip trap) che gli consenta, prima ancora che di mangiarlo, di dimostrarne la reale esistenza (mentre Alice scoprirà alla fine che il Bianconiglio era parte di un sogno).

Sia come sia, il Coyote sosta in un flusso di memoria perenne, dimenticando coRabbntinuamente il passato. Ad ogni nuovo episodio sembra dimenticare le centinaia di tentativi falliti nei cartoni precedenti (nonché i fallimenti prodotti in serie all’interno di uno stesso cartone) e si ostina pervicamente a rincorrerre il Bip Bip, dimentico persino del fatto che nel corso dei suoi precedenti tentativi è già morto migliaia di volte. Perché è questo il segreto della memoria di flusso: è un antidoto contro la morte che però conduce alla follia (come insegnano appunto Amleto e la stessa Alice -a lei lo certifica lo Stregatto). Ma quando il nostro eroe esce dal suo personalissimo “flusso di coscienza” e cristallizza l’esperienza, la trasforma in memoria di stock, precipita. Lo stesso succede ad Amleto: quando prende atto della veridicità della versione del passato fornita dal fantasma e ne accetta la univoca realtà, muore. Quando Alice prende consapevolezza della statura (morale e fisica) da lei assunta in Wonderland, si sveglia. La memoria di stock è letale. Irrigidisce il flusso della memoria nel rigor mortis tipicamente cadaverico. Così Maurizio Ferraris ha ragione a sostenere che le tracce indelibili, immodificabili, che lasciamo su blog o hard disk, social network o iPad ci “imbalsamano” proprio come i Faraoni nelle Piramidi. L’eternità che ci consentono è della stessa natura di quella concessa a una mummia.

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