
… ma con il cervello sempre aperto
Cari PopApers,
il mondo reale ci ricorda ogni giorno che viviamo tempi di guerra – anzi di guerre: militari, commerciali, ideologiche e chi più ne ha, più ne metta.
In questo clima, per il cartello di “Chiuso per ferie” da attaccare all’ingresso del blog, ho creato insieme a Gemini uno sfondo ispirato a un remake tropicale della Guerra dei Mondi, con dischi volanti, fumo sull’acqua e fuoco nel cielo («smoke on the water and fire in the sky» cantano i Deep Purple): ma sotto l’occhio vigile della nostra Pop Ape che invita tutti a non smettere di pensare… pacificamente.
L’estate, anche sotto cieli arancioni per effetto dell’inquinamento o tra palme minacciate da invasioni intergalattiche (e dai dazi di Trump), resta un tempo prezioso per rallentare, riflettere e ricaricare le energie. Ma soprattutto, per continuare ad allenare quella palestra di pensiero critico e creatività che è il Pop Management.
Il potere del racconto
In un mondo dove tutto è polemizzato e ogni parola rischia di diventare un’arma, il Pop Management sceglie la via di una narrazione che non consola, né tantomeno sostiene lo status quo, ma lo interroga. E lo fa attraverso l’immaginazione, la curiosità e l’empatia.
«La cosa sorprendente del personaggio di Sherazade – ci ricorda Azar Nafisi, intervistata da Pino Donghi – sta nel suo rifiuto di riconoscersi nel dominio del nemico. Sherazade rimane in controllo perché si riconosce e si definisce nel dominio del racconto, nell’atto del raccontare. L’esito per cui ogni notte la storia rimane incompiuta, non finita, sollecita la curiosità del Re. E siccome le due caratteristiche principali dell’immaginazione sono la curiosità e l’empatia, le storie che Sherazade racconta cambiano la mente del Re, il suo modo di stare al mondo, il suo mindset. È questo quello che dobbiamo fare anche oggi: non tagliare le teste, ciò che fanno i persecutori dei regimi totalitari (o la Regina Rossa di Alice, che, dicevamo in Prolegomeni 121, «incarna una figura manageriale estrema, dominata da tratti che richiamano dinamiche psicologiche disfunzionali – esemplificate dal celebre comando Tagliatele la testa!», NdR), bensì cambiarle.»






