Prolegomeni al Manifesto del Pop Management 131. Chiusi per ferie…

… ma con il cervello sempre aperto

Cari PopApers,

il mondo reale ci ricorda ogni giorno che viviamo tempi di guerra – anzi di guerre: militari, commerciali, ideologiche e chi più ne ha, più ne metta.

In questo clima, per il cartello di “Chiuso per ferie” da attaccare all’ingresso del blog, ho creato insieme a Gemini uno sfondo ispirato a un remake tropicale della Guerra dei Mondi, con dischi volanti, fumo sull’acqua e fuoco nel cielo («smoke on the water and fire in the sky» cantano i Deep Purple): ma sotto l’occhio vigile della nostra Pop Ape che invita tutti  a non smettere di pensare… pacificamente.

L’estate, anche sotto cieli arancioni per effetto dell’inquinamento o tra palme minacciate da invasioni intergalattiche (e dai dazi di Trump), resta un tempo prezioso per rallentare, riflettere e ricaricare le energie. Ma soprattutto, per continuare ad allenare quella palestra di pensiero critico e creatività che è il Pop Management.

Il potere del racconto

In un mondo dove tutto è polemizzato e ogni parola rischia di diventare un’arma, il Pop Management sceglie la via di una narrazione che non consola, né tantomeno sostiene lo status quo, ma lo interroga. E lo fa attraverso l’immaginazione, la curiosità e l’empatia.

«La cosa sorprendente del personaggio di Sherazade  – ci ricorda Azar Nafisi, intervistata da Pino Donghi – sta nel suo rifiuto di riconoscersi nel dominio del nemico. Sherazade rimane in controllo perché si riconosce e si definisce nel dominio del racconto, nell’atto del raccontare. L’esito per cui ogni notte la storia rimane incompiuta, non finita, sollecita la curiosità del Re. E siccome le due caratteristiche principali dell’immaginazione sono la curiosità e l’empatia, le storie che Sherazade racconta cambiano la mente del Re, il suo modo di stare al mondo, il suo mindset. È questo quello che dobbiamo fare anche oggi: non tagliare le teste, ciò che fanno i persecutori dei regimi totalitari (o la Regina Rossa di Alice, che, dicevamo in Prolegomeni 121, «incarna una figura manageriale estrema, dominata da tratti che richiamano dinamiche psicologiche disfunzionali – esemplificate dal celebre comando Tagliatele la testa!», NdR), bensì cambiarle.»

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MarcoMinghetti.com
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