La ricerca Open Mood, che abbiamo presentato e cominciato a sviscerare nelle precedenti Conversazioni dedicate, ha identificato e descritto l’Open Manager. L’Open Manager è una figura che favorisce e sviluppa l’Innovazione Aperta in azienda. Adotta uno stile che coniuga due dimensioni. All’interno dell’azienda lavora in modo agile, facilita la trasparenza, la collaborazione, la sperimentazione e la leadership diffusa. All’esterno è pronto a cogliere opportunità, contribuisce al disegno di soluzioni innovative e si impegna per la loro implementazione in azienda. L’Open Manager favorisce la vitalità e la crescita armonica dell’Organizzazione.
Lo studio ha messo a fuoco 5 fattori dell’Open Manager, intendendo per fattori un insieme originale di competenze, comportamenti e atteggiamenti che definiscono le caratteristiche del nuovo approccio manageriale. Oggi approfondiamo la conoscenza del fattore definito “Pro Agonism”.
Questo fattore inquadra il comportamento di un manager orientato all’innovazione che si focalizza sia sulla competenza tecnologica che sulla comprensione dei processi organizzativi.
Non potrebbe essere altrimenti perché la sua missione è fare scouting delle innovazioni maturate all’esterno. Impiega le sue risorse per ricercare nuove tecnologie oppure prodotti complementari a quelli della propria azienda. Per integrarli deve conoscere molto bene il quadro di riferimento in cui vanno inseriti. Deve riuscire a comprendere il mercato e la modalità specifica dell’azienda di produrre valore.
Parlare di AGONISM(O), significa anche saper affrontare i conflitti con coloro che si oppongono al progetto di miglioramento. Si tratta della capacità, di chi si occupa di innovazione, di farsi carico delle resistenze dell’organizzazione e gestirle. L’innovazione è una turbativa. Attacca i meccanismi consolidati, richiede uno spostamento dalle posizioni previste e molto più spesso un’interpretazione del tutto nuova. Inevitabilmente si configurano dubbi, fatiche, ansie. A segnalarle sono le cosiddette resistenze, i sintomi di un disagio che chiede di essere alleviato attraverso il ripristino dello status quo. Diverse sono le strategie che si possono adottare: alcune più integrative/gentili, altre più robuste.
In questo senso, la componente PRO AGONISM porta l’Open Manager a muoversi da primattore con modalità imprenditoriali. Dunque, la denominazione stessa PRO AGONISM svela qualcosa di ulteriore: aggiungere la lettera “t” ci porterebbe a comporre la parola “PROTAGONISM”. Protagonismo di un manager che si comporta come se l’azienda fosse propria e, forte del suo sapere e della sua determinazione, identifica delle soluzioni innovative. A completamento della riflessione, un manager di questo tipo, con il baricentro all’esterno, non cura più di tanto le sue persone. Adotta, invece, le categorie dell’autoorganizzazione, dando per scontato che i collaboratori si autogestiscano, probabilmente con l’obiettivo di avere le mani libere e la mente sgombra per occuparsi d’altro.
Parliamo di tutto questo con Sergio Bonalumi, General Manager, Managing Director at Bocchiotti e Gruppo Hager, Elio Borgonovi, Docente senior Università Bocconi e presidente di APAFORM, Luca Catellani, CEO di Lovemark SPA, Valerio Iossa, Direttore generale della Unità di missione per l’attuazione del PNRR presso il Dipartimento della Funzione pubblica, Angelo Tanese, Direttore Generale ASL Roma 1 e Vice Presidente FIASO (Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere).
Continua a leggere cliccando qui.






