Utopie tecnoentusiaste e distopie neoluddiste
Da qualche mese è disponibile la traduzione italiana dell’ultima opera di Kevin Kelly, L’inevitabile. Un testo che, a ben vedere, non dice nulla di nuovo, ma sintetizza bene i trend in atto rispetto a quella che, con un termine sintetico, generalmente indichiamo come ‘Digital Transformation’. Io l’ho letto subito dopo avere divorato un romanzo, Il cerchio, di Dave Eggers, che, simbolicamente, ne rappresenta la controparte. Kelly è un inguaribile tecnoentusiasta, Eggers esprime con lucidità una distopia neoluddista non troppo lontana dalla realtà attuale. Propongo quindi di seguito una silloge del libro di Kelly, con la raccomandazione di valutarne i contenuti super-ottimistici dopo essersi immersi nelle visioni apocalittiche di Eggers, per ottenere una sorta di calibrazione fra le due prospettive.
L’Autore parte dal presupposto che la tecnologia è l’accelerante dell’umanità. È grazie a essa se ogni cosa che facciamo è sempre nella dimensione del divenire: ogni cosa sta diventando qualcos’altro, mentre si rimescola passando da «può» a «è». Tutto è flusso, niente è finito, niente è compiuto; questo cambiamento perpetuo è l’asse centrale del mondo moderno. Flusso costante implica più che un semplice «Le cose cambieranno», significa che ora i processi – i motori del flusso – sono più importanti dei prodotti: la nostra più grande invenzione negli ultimi duecento anni non è stata un oggetto o uno strumento particolare, bensì l’invenzione del processo scientifico stesso. Una volta inventato il metodo scientifico, abbiamo potuto immediatamente creare migliaia di altre cose incredibili che non avremmo mai potuto scoprire diversamente. Questo processo sistematico di cambiamento costante e miglioramento si è rivelato milioni di volte più efficiente dell’invenzione di qualunque prodotto specifico, poiché ha generato milioni di nuovi prodotti nell’arco dei secoli trascorsi da quando è stato messo a punto. Se il processo in corso si avvia sui binari giusti, proseguirà a generare benefici continui. Nella nostra epoca nuova, i processi surclassano i prodotti. Questo spostamento verso i processi significa anche che il cambiamento incessante è il destino di qualunque cosa facciamo. Ci stiamo allontanando da un mondo di nomi fissi verso un mondo di verbi fluidi: nei prossimi trent’anni continueremo a prendere oggetti solidi (un’automobile, una scarpa) e a trasformarli in verbi astratti. I prodotti diventeranno servizi e processi: integrata con dosi elevate di tecnologia, un’automobile diventerà un servizio di trasporto, una sequenza di materiali costantemente aggiornata in grado di adattarsi rapidamente all’uso del cliente, alla sua risposta, alla concorrenza, all’innovazione e all’usura. Che si tratti di un’automobile senza autista o di una che si può guidare, un simile servizio di trasporto garantisce flessibilità, personalizzazione, aggiornamenti, connessioni e nuovi benefici. Anche una scarpa non sarà più un prodotto finito ma un processo infinito di reinvenzione delle estensioni dei nostri piedi, magari con coperture monouso, sandali che si trasformano mentre si cammina, suole che cambiano, oppure pavimenti che fungono da scarpe. «Scarpare» diventa un servizio e non un nome. Nel regno digitale immateriale nulla è statico o fisso, tutto è in divenire.
Nei dodici capitoli che compongono il libro e che corrispondono ai 12 verbi che connotano questo flusso del divenire, Kelly individua e analizza le forze motrici del nostro presente, che stanno già plasmando l’umanità.






