Si è svolto ieri presso il Salotto Boschi di Bologna l’evento Alice Postmoderna, una rilettura del classico di Carroll nell’epoca della trasformazione digitale, organizzata per la rete agenziale di BNL, a cura di Marco Minghetti.
L’idea alla base della giornata: proporre una lettura di Alice nel Paese delle Meraviglie (con qualche incursione anche nel ‘sequel’ che si svolge nel Paese dello Specchio) utilizzando le straordinarie intuizioni di Lewis Carroll per leggere la realtà contemporanea. Il percorso ritagliato appositamente per questo evento riprende il progetto multimediale Alice Postmoderna già segnalato dall’Agenzia per l’Innovazione (Presidenza del Consiglio dei Ministri) come “unico vero spunto di riflessione costruttiva realizzato relativamente a talento individuale ed intelligenza collettiva”.
L’attualità di Alice emerge a ogni riga che Carroll le ha dedicato e basta pensare alle caratteristiche che la connotano per coglierne immediatamente l’attualità. Giovane, donna, mutante, avventurosa, coraggiosa, riflessiva, curiosa di tutto e di tutti è il vero emblema della trasformazione che ognuno di noi deve affrontare per affrontare le sfide che pone la crisi ormai conclamata del modello economico, sociale, politico, ma ancor prima cognitivo e culturale, dominante in Occidente negli ultimi due secoli e codificato cento anni fa nei Principi dello scientific management da Frederick Taylor.
Più in generale questa progettualità si inserisce nel contesto di quel movimento, cui ho dato vita insieme a molte personalità del mondo della cultura, dell’economia e della società denominato humanistic management.Radicato nel grande patrimonio umanistico e rinascimentale della cultura italiana e europea, lo humanistic management definisce i propri tratti essenziali nell’accorta combinazione tra razionalità ed emotività, nell’equilibrio fra morale individuale ed etica collettiva, nella cura di ciascuno verso il proprio autosviluppo e verso gli altri, nell’approccio narrativo ispirato alla generazione individuale e collettiva di senso, nell’enfasi sulla leadership convocativa e sulla metadisciplinarietà (tutti temi che ripercorreremo insieme ad Alice). Lo strumento principale di cui si avvale è l’apertura verso ambiti che l’impresa “scientifica” ha sempre considerato a sé estranei – il gioco, la filosofia, la poesia, il cinema, il teatro – ma anche alle nuove frontiere dischiuse dalle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, dal networking multimediale, dalla business television: ed anche sotto questo profilo, Alice e le sue innumerevoli “traduzioni” letterarie, teatrali, cinematografiche, eccetera, si presta ottimamente come guida alla contemporaneità ‘postmoderna’.
E così non ci sorprenderemo di scoprire fin dal primo pensiero di Alice la ragione della vicinanza fra le opere di Carroll e gli strumenti che hanno segnato le tappe dello sviluppo dello humanistic management dal 1997 a oggi: L’Impresa shakespeariana (sintesi dei concetti elaborati nel laboratorio della rivista Hamlet fra il 1997 e il 2003, illustrata da Milo Manara), Il Manifesto dello Humanistic management(2004, frutto delle conversazioni con 12 personalità “mutanti”), Nulla due volte (2006, libro-portmanteau in bilico fra la grande poesia di Wislawa Szymborska, fotografia, testimonianze metadisciplinari e riflessione personale), Le Aziende In-Visibili (2008, romanzo collettivo a colori, mutazione de Le città invisibili calviniane, scritto a duecento mani e con i disegni di Luigi Serafini, che diviene blog, cortometraggio, Web Opera), il social media ideaTRE60 (intelligenza collettiva per un mondo vitale, come recitava il playoff originale, quando fu lanciato nel marzo 2010), La Mente InVisibile, 2011, ideato come Romanzo Nativo Digitale e pubblicato sperimentando le nuove frontiere del self publishing su Internet, il progetto multimediale Racconti invernali da spiaggia.






