Da molto tempo affermiamo (ed è una delle tesi chiave sviluppate in Nulla due volte. Il management attraverso la poesia di Wislawa Szymborska) che lo sviluppo di relazioni “erotiche” (nel senso del convivio platonico) è fondamentale per innescare processi di coinvolgimento ed integrazione. Ma all’interno del microcosmo aziendale non è facile promuoverle: ogni “amore felice” è contrastato dall’invidia, che in azienda diventa mobbing. Szymborska mette in luce questo meccanismo: l’amore felice viene genialmente visto (nella sua poesia così intitolata) con gli occhi degli “altri”, degli invidiosi.
Attualissima è dunque l’ironia rivolta ad una società formata da presunti individualisti, in effetti totalmente asserviti gli uni agli altri: dove chi è portatore di idee, sentimenti, emozioni diversi e originali è destinato a divenire il capro espiatorio su cui scaricare le enormi frustrazioni che determina la vacua circolarità del desiderio mimetico (per usare il termine scelto dal sociologo Renè Girard).
Ne parliamo nel post di oggi pubblicato su Le Aziende InVisibili.






