Ariminum Circus è un romanzo in progress. Con lo pseudonimo Federico D. Fellini, sto pubblicando gli Episodi che lo compongono sul social network letterario Typee, per testarne il gradimento e ricevere suggerimenti utili a stilare la revisione finale del testo. Le molte migliaia di visualizzazioni, ma soprattutto l’ampio consenso che sta registrando presso la community di Typee, mi hanno spinto a dare ulteriore visibilità al progetto. In particolare l’Episodio “Jay e Daisy” è stato inserito nel TypeeBook 2019 (che raccoglie il meglio di quanto pubblicato sul sito). Successivamente gli è stato assegnato il Premio letterario The Good Paper  (è uno dei dieci racconti pubblicati sulla rivista The Good Life scelti fra gli oltre undicimila presenti su Typee). 

 

Irrequieto e posato, sbandato ma misurato, selvaggiamente energico, eppure contenuto, il Pescivendolo sapeva prendere sulle spalle i sogni degli uomini, pensò il Maestro. Disegno di Marcello D. Minghetti.

Irrequieto e posato, sbandato ma misurato, selvaggiamente energico, eppure contenuto, il Pescivendolo sapeva prendere sulle spalle i sogni degli uomini, pensò il Maestro. Disegno di Marcello D. Minghetti.

«Potrei avere una sardina?» chiese il Roc.

«Hai bevuto? Io non vendo sardine!» rispose Earnest, detto il Pescivendolo, sbucando da sotto il bancone della Fortezza Bastiani – come un pupazzo a molla dalla propria scatola. Quella sera aiutava il sostituto del Barman, che si era preso una giornata di ferie. Alla luce dei neon a forma di cappello di Jeeves appesi al soffitto, reggeva con la mano destra uno strumento a spirale. Con la sinistra impugnava una bottiglia – un cranio vitreo ripieno di assenzio. Gocciolava da un lato: qualcuno aveva appena interrotto la trincata.

Il Roc replicò, stando sulla difensiva: «Sono sobrio quanto te, fratello».

Earnest, con un gesto da prestigiatore, appoggiò sul piano davanti a sé la bacchetta magica con cui aveva liberato la Fata Verde: un cavatappi modello Dark Lady progettato da Dominick Rosati Jr. per Hugh Hefner. Le due leve, innestate su un corpo sinuoso, erano braccia da mannequin culminanti in mani dalle dita con le unghie dipinte di nero; l’opener (l’anello levacapsule) era un’ampia bocca sorridente pronta a chiudersi sullo zaffo di una magnum di schiumante champagne.

«Uno non dovrebbe bere molto: spesso, però, sì» affermò. Con una coerenza che sarebbe stata impeccabile se si fosse attenuto anche alla prima, oltre che alla seconda, delle sue affermazioni, si attaccò al collo del teschio per concedersi una nuova sorsata. Il demone mesopotamico Lilith divorava bambini meno avidamente.

«Ben detto, ma vorrei che tu fossi un uomo sincero».

Il Pescivendolo si ripulì il mento da alcune gocce di assenzio con il dorso della mano, che poi provvide a leccare, senza trascurare nessuna delle cinque dita. Comportamento animalesco, felino, che si combinava con l’eleganza impeccabile dei vestiti, l’accuratezza della capigliatura e la cura minuziosa delle unghie in un modo aristocratico vagamente disneyano (1). Quando l’arto fu ben nettato, alzò la testa e fissò l’uccello con uno sguardo enigmatico, che teneva a distanza e accoglieva al tempo stesso. Insieme alla bocca sbilenca, con il labbro superiore più sottile dell’altro, gli conferiva un che di androgino.

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Per una Introduzione al testo e per l’Indice degli Episodi pubblicati su Typee clicca qui.

Per guardare le illustrazioni create da Marcello D. Minghetti su Instagram clicca qui.

 

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