Le condizioni per lo sviluppo dell’engagement
Quali sono le condizioni abilitanti lo sviluppo dell’Engagement, alla luce di quanto affermato in Prolegomeni 83 e Prolegomeni 84? Diversi fattori lo favoriscono: alcuni sono legati alle predisposizioni personali dei singoli collaboratori, altri al macrocontesto in cui opera l’azienda, altri ancora sono nelle mani del management. Si tratta di leve che configurano il contesto organizzativo specifico di ogni impresa, ovvero: la gestione delle risorse umane, la giustizia organizzativa e la relazione con i collaboratori.
E qui casca l’asino. Attraverso una survey sulle grandi aziende italiane, il Center for Employee Relations and Communication (CERC) dell’Università IULM ha indagato gli approcci manageriali adottati dalle imprese per favorire (o sfavorire) l’Engagement. Solo il 13% delle aziende del campione adotta un approccio alla relazione con i collaboratori aperto, un approccio alla giustizia organizzativa equo e un approccio valorizzante alla gestione delle risorse umane, configurando un contesto organizzativo pienamente engaging. Ben il 43% delle aziende ha relazioni coi collaboratori di tipo gerarchico, giustizia organizzativa non equa e gestione delle risorse umane di tipo amministrativo, creando dei contesti organizzativi che fanno proliferare il disengagement. Il rimanente 44% di aziende ha situazioni miste dove fattori di engagement e di disengagement si mescolano dando luogo a dinamiche imprevedibili sullo stato di effettivo engagement dei collaboratori.
Si tratta di valori che fanno intravedere molto cammino ancora da fare sulla strada verso la costruzione di contesti lavorativi adatti a sostenere il pieno engagement dei collaboratori. Al contrario, l’esistenza di relazioni di tipo gerarchico, la gestione delle risorse umane di tipo amministrativo e la prevalenza di iniquità organizzativa, rischiano di creare nelle aziende italiane un humus pericolosamente fertile per il disengagement.
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