Come cambia il linguaggio umano di fronte all’avvento del linguaggio artificiale? Una Conversazione con Elena Esposito

Comunicare con gli algoritmi
Quando i geniali estensori del Cluetrain Manifesto (1999) intuirono che la grande rivoluzione portata da Internet sarebbe stata costituita dall’esplosione del potere conversazionale degli individui (“I mercati sono conversazioni”) avevano colto pienamente nel segno (vedi su questo  un mio vecchio post, Cluetrain Manifesto: il ritorno); ma non avevano previsto che alle conversazioni si sarebbero aggiungi anche individui artificiali come bot, chatbox, avatar. Oggi le conversazioni che avvengono tramite Internet sono sempre meno human to human, e sempre più human to machine, se no addirittura machine to machine.

I costruttori di siti Internet, ad esempio, li rendono attrattivi non solo per i consumatori in carne e ossa, ma anche, e soprattutto, per i bot inviati dai motori di ricerca che ne classificano le pagine. Catturare l’attenzione degli algoritmi di indicizzazione è essenziale per determinare la decisione d’acquisto, a sua volta automatizzata. E lo si fa attraverso altri operatori artificiali.

Ecco allora che la domanda “Di cosa parliamo quando parliamo con gli algoritmi” assume una rilevanza centrale. Ne parliamo con Elena Esposito, professore ordinario di Sociologia dei processi culturali e comunicativi presso le Università di Bielefeld (Germania) e Bologna, autrice dell’eccellente Comunicazione artificiale edito da EGEA. Titolo doppiamente significativo, poiché allude al tema del libro, ovvero le caratteristiche della comunicazione con entità artificiali, ma anche alla connotazione di questo tipo di comunicazione: il suo essere, appunto, una “comunicazione artificiale”.

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MarcoMinghetti.com
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