“Nel regno digitale immateriale”, scrive Kevin Kelly, “dove nulla è statico o fisso, tutto è in divenire, anche il libro, evolvendo da cartaceo a digitale, confrontandosi con altri sistemi di comunicazione e apprendimento”. Se il libro diventa un librare: questo il titolo/quesito/ipotesi che ci guida in un viaggio su cosa è stato, cos’è oggi e cosa sarà domani il libro, attraverso dieci conversazioni metadisciplinari con scrittori, editori, agenti, esperti. Come guida per orientarci in questo cammino abbiamo scelto la rilettura di tre testi visionari: uno del passato, Alice nel Paese delle meraviglie, riprendendo alcune riflessioni sviluppate nell’ambito del progetto Alice Postmoderna; uno del presente, L’inevitabile, scritto dal cofondatore di Wired Kevin Kelly; uno del futuro, il romanzo online in corso di scrittura Ariminum Circus, di Federico D. Fellini.

Oggi ci occupiamo di un tema cruciale della contemporaneità digitale, quello dell’accesso, tanto che l’epoca attuale è anche stata definita “l’era dell’accesso”: accesso all’informazione, alla conoscenza e quindi al libro nelle sue forme presenti e future. Ne parliamo con il sociologo Carlo BordoniGiovanni Iozzia, Direttore di EconomyUp, Francesco La Trofa, autore di VR Developer. Il creatore di mondi in realtà virtuale ed aumentata (Franco Angeli), Cristina Gerosa, Direttore editoriale di Iperborea, Paolo Repetti, Direttore Editoriale di Einaudi Stile Libero, e Leonardo Taini, Fondatore di Bookdealer.

Accedere è il quinto verbo-chiave (il gioco di parole è quasi obbligato) della contemporaneità secondo Kelly. Perché il possesso non sarà così importante come lo è oggi. Invece sarà fondamentale l’accesso a servizi e conoscenza. Corollario: le aziende che lo forniranno saranno in una posizione di vantaggio sulle altre. Il passaggio da una “proprietà che si acquista” a un “accesso a cui ci si abbona” rovescia molte convenzioni: la proprietà è informale e volubile. Se esce qualcosa di migliore, prendilo.

D’altra parte, un abbonamento dà luogo a un fiume interminabile di aggiornamenti, edizioni e versioni che portano a un’interazione costante tra il produttore e il consumatore. Non si tratta di un singolo episodio ma di una relazione costante. Quando accede a un servizio, spesso un utente instaura con esso un rapporto molto più stretto di quanto non avvenga quando acquista un oggetto. Spesso si rimane bloccati in questo abbonamento – pensiamo a quello dei telefoni cellulari o delle tv satellitari, è difficile disimpegnarsi: più a lungo si usufruisce di un servizio più quest’ultimo arriverà a conoscerci; più ci conoscerà più sarà difficile abbandonarlo per ricominciare con un altro. È quasi come essere sposati.

La modalità dell’accedere inoltre avvicina gli utenti al produttore a un punto tale che spesso l’utente si comporta da produttore, o come il futurista Alvin Toffler lo ha definito nel 1980, da “prosumer”, il “produttente”. Se accedessimo al software, invece di possederlo, saremmo in grado di condividerne i miglioramenti, ma ciò implicherebbe anche essere stati reclutati come nuovi prosumer e incoraggiati a identificare bug e a segnalarli (sostituendoci ai costosi reparti di controllo qualità), a richiedere supporto tecnico da altri utenti all’interno dei forum (riducendo anche il servizio d’assistenza), e a sviluppare i nostri stessi miglioramenti e “add-on” (sostituendoci al costoso reparto di ricerca e sviluppo delle aziende). Accedere amplifica le nostre interazioni con ogni parte del servizio. Dunque è un bene. O no?

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