Essere geni a chilometro zero

Una famiglia di pastori sardi che si apre alla Rete (e in fondo al mondo intero), permettendo ai clienti online di adottare a distanza una pecora: con 300 euro di investimento all’anno si ricevono a casa venti chili di prodotti e si può monitorare online la pecora adottata. Un barista milanese che decide di premiare le coppie di amici e fidanzati che si baciano nel suo locale offrendo loro un calice di vino. Una mesticheria nel rione Monti, nel cuore di Roma a due passi dal Quirinale, che si inventa corsi di pittura per fidelizzare i propri clienti. E poi un’artigiana artistica del vetro che per aprire la sua bottega nel centro storico di Bolzano decide di attivare una colletta sul web e di premiare i sottoscrittori con una sua creazione artistica in vetro soffiato. Una fiorista con la passione per il canto che si inventa un lavoro su misura, diventando di fatto la prima “cantafiorista” italiana. Un antiquario che commercializza libri antichi e che decide di digitalizzare la sua libreria.

Storie di settori merceologici differenti e provenienti dai quattro angoli d’Italia che hanno in realtà una cosa in comune: alla base della loro attività imprenditoriale c’è un’idea innovativa per presentarsi, aggregare una community, fidelizzare un cliente, vendere un prodotto o un servizio, incrementare il business. E proprio quell’idea innovativa fa la differenza. D’altronde cosa lega due bagnini romagnoli, che hanno aperto una spiaggia dog-friendly, a un artigiano africano trapiantato a Venezia, che crea opere in vetro tipiche della cultura di Murano e a tre fratelli che hanno deciso di aprire un aranceto in Sicilia e di vendere online i loro prodotti?

La risposta che Giampaolo Colletti,  giornalista storyteller e comunicatore d’impresa, propone nel suo libro “Sei un genio!” è semplice:  “Sono tutti Artigeni, ovvero artigiani e imprenditori, freelance e liberi professionisti, lavoratori digitali di ogni sorta che hanno un’idea geniale per fare impresa. Commercio, vendita online, servizio al cliente.”

Come di consueto, per capire di più, abbiamo rivolto qualche domanda all’autore.

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