Amleto e la verità dei fatti – Alice annotata 22c

Langley3Nella testa di ognuno di noi risiede un mondo interiore impermanente, fluido, in costante mutazione che non può essere rinchiuso nel recinto delle “iscrizioni”, dei “dati”, dei “fatti”, come vorrebbero i nuovi realisti capeggiati da Maurizio Ferraris. Stiamo parlando del “mondo dei plena” di husserliana memoria. Meglio ancora, dello spazio esistente fra il mondo dei “granelli di sabbia” descritto in Vista con granello di sabbia da Wislawa Szymborska, ovvero degli oggetti, e quello che nel Manifesto dello Humanistic Management definiamo il mondo vitale: lo spazio dell’interpretazione, lo spazio abitato da quella che Ugo Volli ha definito l’”eccezione umana”. Come ha osservato Piero Trupia sul numero 13 di personae, “la nostra conoscenza procede per concettualizzazione delle cose del mondo che in sé sono plena e non concetti. Il concetto astrae, semplifica e lascia fuori pezzi di realtà”. Ma questi pezzi a volte ritornano, direbbe Stephen King, ad inquietare non solo i sonni ma anche le veglie di coloro che, illudendosi di ridurre la realtà ad un meccanismo semplice da manovrare, si ritrovano ad essere stritolati in un incubo di cui non comprendono le logiche, poiché estranee alla “one best way”.

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