Metodologia
La prima parte del volume (Le variazioni impermanenti) è stata realizzata utilizzando come base di partenza una variante del metodo Delphi, impiegato nell’ambito della ricerca sociologica per effettuare indagini di tipo previsionale.
Tale metodo consiste nella consultazione di un gruppo di prestigiosi esperti, eterogenei per ambito disciplinare e percorso professionale, con l’obiettivo di rilevare previsioni basate sulla convergenza di opinioni relative al futuro reale (non auspicato) del fenomeno che si vuole indagare.
Nella prima fase viene somministrato un questionario a domande aperte a ciascun esperto, che ignora l’identità degli altri componenti del panel fino al completamento dell’indagine, per evitare reciproche influenze, e a cui viene chiesto di rispondere in forma scritta.
Nella seconda fase, queste previsioni di base vengono rielaborate, tradotte in item e mixate dopo avere eliminato eventuali ridondanze e sottoposte in forma di testo collettivo alla valutazione degli esperti per rilevare se concordano o meno sui concetti espressi dall’intero gruppo.
Infine, con le sole ipotesi previsionali che hanno registrato la maggioranza dei consensi viene redatto il testo finale. Il risultato di questo confronto di gruppo garantisce un’analisi del fenomeno sotto vari punti di vista.
I curatori del volume si sono ispirati a tale metodo per proporre un approccio umanistico e metadisciplinare al management, che fosse frutto di un lavoro congiunto fra un gruppo di studiosi e professionisti italiani che, singolarmente e talvolta perfino inconsapevolmente, con la propria attività di studio sulle imprese o lavorando all’interno delle imprese stesse, stavano elaborando le basi di una nuova visione del management, testimoniata e sviluppata da Marco Minghetti sulla rivista Hamlet nel corso di un settennio (1997-2003).
L’intuizione alla base del Manifesto dello Humanistic Management (e quindi delle Variazioni Impermanenti che ne costituiscono l’elemento di sintesi) è stata di dare una veste unitaria a questo insieme di riflessioni e pratiche, attraverso l’applicazione di una metodologia ispirata al Delphi.
Differenze rispetto al metodo originale.
Gli esperti conoscevano sin dall’inizio l’identità degli altri: i curatori hanno volontariamente favorito il confronto e le reciproche influenze fra loro; i curatori non hanno perseguito affatto l’ambizione di fornire indicazioni previsionali sul fenomeno indagato: le Variazioni sono appunto impermanenti; il testo finale delle Variazioni raccoglie sia i consensi che i dissensi, la scelta degli items è stata effettuata a libera discrezione dei curatori: a ciascun autore è stato però dato modo di prenderne le distanze e di esprimere le eventuali divergenze nel proprio personale intervento pubblicato nella seconda parte del volume.






