#PeopleCaring: digitalizzare i processi valorizzando l’Intelligenza Collaborativa. Una Conversazione con Roberto Battaglia (Intesa Sanpaolo), Massimo Begelle (Top Employers Institute), Paola Vezzaro (ENGIE) e Sara Zona (De’Longhi Group).

Per far fronte ai cambiamenti imposti dalla diffusione del Covid-19, le aziende devono affrontare una trasformazione che non può essere indirizzata solo da una prospettiva tecnologico-ingegneristica: è oggi ineludibile quel riorientamento sistemico in grado di rimodellare anche i processi interni e la leadership che già descrivevo nel volume L’Intelligenza Collaborativa. Verso la social organization (Egea, 2013. Edizione inglese Cambridge Scholars, 2014).

Il concetto di Intelligenza Collaborativa può contribuire al superamento/integrazione di concetti ormai abusati come intelligenza collettiva (si vedano: P. Lévy, L’intelligence collective. Pour une anthropologie du cyberspace, Paris, La Découverte, 1994; P. Lévy, Collective Intelligence: Mankind’s Emerging World in Cyberspace, New York, Plenum Presse, 1997) e intelligenza connettiva (con cui de Kerckhove ha adattato la definizione di Levy al contesto tecnologico delle reti, mirando alla connessione delle intelligenze quale approccio e incontro sinergico dei singoli soggetti per il raggiungimento di un obiettivo). Nella prospettiva dell’Intelligenza Collaborativa le priorità potenzialmente conflittuali dei soggetti interessati e l’intreccio di interpretazioni differenti dei fenomeni scaturenti da approcci disciplinari diversi (metadisciplinarietà nel linguaggio dello humanistic management) sono fondamentali per la soluzione dei problemi.

Il concetto di Intelligenza Collaborativa, nell’accezione proposta nel libro, ingloba anche quello golemaniano di intelligenza emotiva, data la fondamentale importanza dell’empatia – si vedano i Capitoli 12 e 14, rispettivamente dedicati a engagement e convocazione – nei processi di lavoro collaborativo. Processi che, in coerenza con il modello organizzativo dello smart working e con quello sociologico del sensemaking (Weick), si possono svolgere solo in un ambiente abilitante adeguato sia online sia offline: un ambiente quindi fatto di spazi fisici e virtuali, di valori condivisi, di logiche e processi orizzontali e non verticali, eccetera.

In questo quadro il Business Process Redesign è un intervento fondamentale di performance improvement che, agendo sul processo operativo, supporta le componenti collaborative evitando che queste si articolino lungo canali e prassi inefficienti e dispersivi.

Approfondiamo oggi il tema con il contributo di Roberto Battaglia, Head of HR Corporate & Investment Banking presso Intesa Sanpaolo; Paola Vezzaro, Chief Human Resources and Health & Safety Officer North, South and Eastern Europe presso ENGIE, Massimo Begelle, Regional Manager presso Top Employers Institute e Sara Zona, Group Talent Acquisition & Development Director presso De’Longhi Group.

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MarcoMinghetti.com
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