Da almeno due secoli economisti, storici e filosofi si interrogano sul rapporto “automazione–forza lavoro” e sul rischio – o meno – che la prima possa sostituire la seconda. Se per lungo tempo la maggior parte degli economisti, sulla base di quanto osservato dopo la prima rivoluzione industriale, ha dato per certa la relazione positiva tra innovazione tecnologica e innalzamento occupazionale e salariale, oggigiorno comincia a delinearsi un secondo filone di pensiero secondo cui, invece, nell’attuale era dell’elettronica, delle telecomunicazioni e dell’informatica, da alcuni denominata come terza rivoluzione industriale (1970-oggi), il potenziale dell’automazione potrebbe portare a uno scenario meno positivo rispetto a quello osservato nello scorso secolo. Continua a leggere






