La crisi del modello dello Scientific Management consente a imprenditori e manager di passare dall’hortus clausus delle loro aziende “scientificamente” organizzate ad un’apertura al mondo, al territorio in cui operano: apertura resa ulteriormente necessaria oggi dall’avvento di Internet e del social networking. Il quarto pilastro della Wikinomics di Tapscott è infatti la capacità di coniugare locale e globale. Ecco allora che ragionare sulla reciproca fertilizzazione tra attività produttiva e creatività riconosciuta in una rete più ampia (anche artistica e intellettuale), online e offline, costituisce una sfida permanente per il destino delle imprese che vogliono sostituire lo Humanistic allo Scientific Management. Sotto questo profilo, veramente esemplare appare l’esempio della Scuola Holden di Alessandro Baricco, che in occasione dei vent’anni dalla fondazione sta ulteriormente ampliando il suo raggio di azione. Lo scrittore torinese non a caso è da molto tempo attento osservatore delle mutazioni in atto nella nostra società e dell’ascesa dei nuovi “barbari”, i nativi digitali (cfr.: Alice la Barbara – Alice annotata 3). Quando Baricco afferma: «Il senso della nuova Scuola Holden? Diciamo che qui chi vorrà imparare il mestiere del pubblicitario, dovrà leggere Flaubert. E chi vorrà diventare uno scrittore di romanzi, dovrà conoscere il linguaggio della pubblicità», declina in maniera perfetta Manifesto dello Humanistic Management, che “non è un nuovo paradigma, non una nuova verità assoluta, assiomatica, ma piuttosto un nuovo tipo di discorso. Un discorso che metta al centro l’“arte”, quale ci è mostrata in massimo grado da poeti, romanzieri, drammaturghi: da “umanisti” nel senso rinascimentale, narratori di storie, “facitori di senso” (sensemakers) tramite il romanzo, la poesia, il teatro, il cinema, ma anche il social networking e il web 2.0”.






