Mi ha colpito un articolo pubblicato sul sito della Stanford University (rilanciato sul nostro paper.li nella sezione Education, spalla in alto a destra) dal titolo “New social media? Same old, same old”. Il post mette in evidenza come già gli umanisti del ‘700 e dell’800 avevano sviluppato forme di “social networking” molto simili a quelle che oggi si svolgono su Facebook e Twitter. Personaggi come Voltaire e Racine scrivevano anche decine di lettere al giorno e grazie all’efficace servzio postale del tempo gli scambi epistolari avvenivano quasi in real-time.
Del resto pochi mesi fa è uscito il volume di Benedetta Craveri “La civiltà della conversazione” – Adelphi, La Collana dei Casi, pp. 650 – che racconta dettagliatamente questo fenomeno. E quando oggi parliamo di “societing”, di “relazioni conversazionali” sui mercati e fra privati, non stiamo forse riscoprendo lo spirito di quella civiltà, che poi affonda le sue radici nelle pratiche conviviali dell’antica Grecia? A me sembra di sì: non a caso già nel Manifesto dello Humanistic Management (pubblicato nel 2004) si parla esplicitamente del web come “Il Simposio del XXI° secolo”.
Così, anche se forse è eccessivo concludere che “non c’è nulla di nuovo sotto il sole”, mi fa piacere sottolineare che il Progetto Alice Postmoderna è iniziato proprio sulla base di riflessioni analoghe a quelle fatte dagli illustri professori di Stanford. Come infatti ho scritto nel documento programmatico disponibile sulla Pagina del Gruppo Facebook l’obiettivo del Progetto è di utilizzare le possibilità del web 2.0 per sottoporre stimoli di riflessione su temi chiave della contemporaneità ai membri di una Community multidisciplinare. Il metodo consiste nel pubblicare settimanalmente una nota su una Pagina Facebook dedicata a commento di un passo di Alice in Wonderland. In particolare, vorrei pubblicare 12 Note per ciascuno dei 12 capitoli di Alice in Wonderland, per un totale quindi di 144 Note. Grazie ai contributi offerti dei membri della Community conto di procedere ad una seconda stesura molto più ricca di quella iniziale, che potrebbe dare vita ad una pubblicazione vera e propria. Ora, scrivo nel documento “questo metodo è già stato usato dallo stesso Carroll. Fra il 1880 e il 1885 pubblicò periodicamente una serie di “nodi” matematici. Carroll invitava il suo pubblico di lettrici a scrivergli per dare le loro risposte ai nodi, e alla fine della puntata successiva pubblicava una sintesi delle loro risposte con i suoi commenti (insieme alla risposta esatta). Alla fine dei cinque anni pubblicò in volume tutti questi materiali”.






