UN ROMANZO IN CERCA DI EDITORE

“Rompere le regole non può avvenire senza opposizione”, scrive il musicista Giovanni Allevi nel libro in cui si occupa di innovazione, follia e cambiamento. Si chiama Revoluzione, sintesi intrigante di rivoluzione ed evoluzione. Nel mio piccolo ci provo con Ariminum Circus partendo da una domanda: è possibile scrivere un romanzo superando obsolete distinzioni fra narrativa e saggistica, oltre che fra “generi” letterari – gabbie culturali (commerciali) ormai lontanissime dalla sensibilità contemporanea, che cerca nuovi format ibridi coerenti con il mindset digitale oggi pervasivo? La risposta è sì: basti pensare a S. di Forst e Abrams o ilMistero.doc di McIntosh, per limitarci alla narrativa nordamericana degli ultimi venti anni. Scrive Laura Tonini: la letteratura ergodica (che “sintetizza una nuova era geologica del nostro rapporto con la lettera scritta: richiede capacità e attenzioni diverse dai lettori, ma allo stesso tempo è una struttura diegetica sempre esistita”) “non necessariamente  è una forma collegata a opere ostiche e dedicate a un pubblico ristretto. Entrati in una sorta di automatismo da Internet abbiamo già smesso di rilevare alcune forme di attenzione accessoria richieste dagli ipertesti. Abbiamo già cominciato ad allenare il cervello a salti visivi e di contenuto, registri linguistici discontinui, introduzioni di neologismi e persino a collocazioni spaziali totalmente ingiustificate”.

Ariminum Circus, tappa di un  percorso sviluppato in progetti realizzati anche in collaborazione con artisti quali Szymborska, Manara, Serafini, tuttavia, pur sfiorando questa corrente (la cui popolarità è assodata, se è vero che Casa di Foglie di Danielewski è entrata nella top ten dei libri più venduti), non vi s’immerge. Ariminum Circus possiede infatti pure caratteristiche del romanzo postmoderno alla Infinite Jest, come della theory fiction, che trova in Ballardismo Applicato di Sellars e Città Sola di Laing due testi rappresentativi; ma ambisce ad andare oltre, traendo ispirazione da mondi anche non letterari – dalla cucina molecolare alla musica fusion, con un focus specifico sui problemi posti dall’avvento delle nuove tecnologie digitali, della robotica e dell’Intelligenza Artificiale.

Ma, soprattutto, al centro di Ariminum Circus si pone la relazione fra scrittura e immagini: quelle della pittura, della scultura, della fotografia, dei fumetti, della televisione, del cinema, della moda, del design, di Internet, della metafisica. Le immagini dei sogni della cui materia siamo sempre più intessuti. Ariminum Circus è un’indagine sul significato che le immagini hanno oggi, in un’epoca dove prevalgono di gran lunga sulla parola: esprime il bisogno di esplorare la parola scritta nella sua tensione verso l’immagine, o meglio nell’interferenza espressiva e cognitiva che la lega all’immagine. Un dato su tutti: nel 2017 un romanzo su dieci ha la forma della “graphic novel” (G. Peresson- A. Lolli, Rapporto sullo stato dell’editoria in Italia 2018, Milano, Ediser, 2018). Ma già nel 1969, Dino Buzzati (la taverna–lounge bar Alla Fortezza Bastiani è non a caso il centro narrativo di Ariminum Circus, il luogo in cui si incrociano i destini dei suoi protagonisti) per spiegare le ragioni che lo avevano condotto a esprimersi, con Poema a fumetti, attraverso un mezzo allora considerato lontano dalla letteratura, e anzi per alcuni pericoloso e diseducativo, dichiarava: “Perché ho scritto un romanzo a fumetti? Perché mi sono illuso, disegnando, di poter dire cose che con le parole non sarei riuscito a dire abbastanza chiaramente. E poi anche perché credo che si vada verso una civiltà dell’informazione sempre più visiva”. I ripetuti riferimenti ad Autori “visuali” per eccellenza, da Platone a Calvino, rinforzano in Ariminum Circus la coerenza di una ricerca il cui senso è confermato sia dalla scelta del titolo (che rimanda al Circo del mondo come sogno e sua rappresentazione, in tutte le possibili accezioni) sia dello pseudonimo, dove la misteriosa D. che qualifica i personaggi chiave del manga One Piece s’incunea fra il nome e il cognome del Maestro di Rimini, il regista più di tutti onirico. Sotto questo profilo, il progetto trova il suo naturale completamento nella Pagina Instagram che raccoglie le illustrazioni realizzate per Ariminum Circus da Marcello D. Minghetti.

L’indagine si trasforma infine in una critica al sistema editoriale italiano: alla sua incapacità di capire e quindi gestire l’innovazione che viene dal rapporto fra scrittura e immagine, scaturito dalla conflagrazione in atto fra diversi sistemi  massmediali. Davanti a questo selvaggio nuovo mondo l’editoria italiana a tutti i livelli non trova di meglio che arroccarsi su posizioni di retroguardia, specie quando una proposta fuori dal coro del politicamente corretto viene da un Autore italiano, salvo abbracciare magari con vent’anni di ritardo proposte simili di Scrittori americani che danno maggiori garanzie di vendita (come il già citato Ballardismo applicato di Sellars). Si tratta dunque di una critica radicale ben diversa da quelle svolte dall’interno del sistema stesso e con modalità narrative tradizionali (vedi per tutti Essere Nanni Moretti di Culicchia) che confermano il sistema nella sua immutabilità. La pubblicazione di Ariminum Circus richiede la disponibilità di un editore lungimirante: difficilissimo da trovare, dal momento che dei Calvino, dei Manganelli, dei Gadda, nelle redazioni delle case editrici, nelle agenzie letterarie, nelle Giurie di Premi e Concorsi sembra restare solo qualche spettrale eco. Con la e rigorosamente minuscola.

LA STRUTTURA

Il romanzo si sviluppa nelle giornate che vanno dal 28 dicembre al 2 gennaio di anni non precisati. A ogni giornata corrisponde una Stagione abbinata a una delle 5 W del bravo giornalista. Ad esempio, il titolo della Prima Stagione è “Who Is Who. Quattro giorni prima dell’Armageddon”. La vicenda corale dei personaggi si svolge quindi in un luogo fisico, per quanto fantastico, specifico, Ariminum. Con ciò si segnala la volontà di destrutturare le logiche narrative canoniche, pur mantenendo, formalmente, le classiche unità di tempo e spazio.

Anche i rinvii fra testo e metatesto (i dialoghi fra lo Scrittore e la sua Ombra) e le programmatiche interruzioni nella narrazione, che pure ne fanno parte integrale (Interludi, bonus track), rientrano nello schema di un’opera che non esclude niente, ivi comprese le critiche all’opera stessa e le risposte a queste critiche. Il Test iniziale vuole rendere consapevole il Lettore del particolare “romanzo” che ha in mano. E serve a forgiare un pubblico non riconducibile a quelli standard, ma che andrà definendosi ex novo, trasversalmente a “target” di lettori che l’editoria tradizionale considera appartenenti a silos non comunicanti: i fan di Fellini e i collezionisti di manga, gli amanti di Shakespeare e gli appassionati di Netflix, gli esperti di robotica e la generazione cresciuta con i Pink Floyd, i visitatori dei musei e gli addicted ai videogiochi online. E molti, molti altri.

Che questo pubblico potenziale esiste lo dimostra il fatto che sul social network letterario Typee sono state testate alcune Stagioni di Ariminum Circus, che hanno registrato un buon accoglimento da parte della community di Scrittori e appassionati di letteratura (migliaia di visualizzazioni, con ottime recensioni). L’Episodio Jay e Daisy è stato inserito nel TypeeBook 2019 (che raccoglie il meglio di quanto pubblicato sul sito). Successivamente gli è stato assegnato il Premio letterario The Good Paper (è uno dei dieci racconti pubblicati sulla rivista The Good Life scelti fra gli undicimila presenti su Typee).

CLICCA QUI PER LEGGERE GLI EPISODI PUBBLICATI SU TYPEE DA FEDERICO D. FELLINI E ILLUSTRATI SU INSTAGRAM DA MARCELLO D. MINGHETTI

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